Grande ammirazione e plauso ha suscitato nel pubblico di Sessa Aurunca la parola accesa del poeta Gianfranco Lauretano, il quale, il giorno 5 novembre, si è recato presso la cittadina aurunca per regalarci un pomeriggio di studio sulla sua poesia, un incontro con l’autore inteso come viaggio da cominciare insieme, nella speranza che tanti decidano di percorrerlo con lui.  E’ intervenuto per i brani musicali magistralmente eseguiti Gianni Aversano, attore, cantante e musicista. L’iniziativa è stata organizzata dall’I. S. A. Nifo, con il patrocinio dell’Associazione Pro loco e del Comune di Sessa Aurunca.                                                                                                                        La comunità scolastica, il Sindaco, dott. Lorenzo Di Iorio, il Dirigente scolastico dell’I.S. A. Nifo, prof. Giovanni Battista Abbate, l’Avvocato Rosario Ago ed il popolo sessano hanno accolto, lieti ed entusiasti, il poeta, accompagnandolo, con una passeggiata, a visitare e scoprire i luoghi più belli e significativi della nostra incantevole città: in primis la chiesa di San Giovanni a villa e l’Arciconfraternita del SS. Crocifisso e Monte dei morti, poi la Confraternita del Santo Rifugio ed il teatro romano, in cui gli studenti dell’I. S. A. Nifo Allegra, Ernesto, Angelica e Martina hanno fatto da Cicerone. Infine, il prof. Corrado Valente, Architetto, autore e docente del Nifo, ha illustrato al Professore la storia e l’arte del convento di San Domenico e della Confraternita del S. Rosario, soffermandosi sul pregevole dipinto della Madonna del Rosario di Francesco Solimena.                                                                                                                               L’incontro con l’autore, intitolato Leggere e scrivere, dare senso al mondo, ha avuto luogo nella splendida cornice dello storico Palazzo comunale della cittadina aurunca, il Salone dei quadri. 

Il Professore G. Lauretano ha pubblicato circa 20 volumi di raccolte poetiche e  monografie. Tra i testi di poesia segnalo La quarta lettera, Preghiera nel corpo, Occorreva che nascessi, (Marietti), Questo spentoevo sta finendo, (Alla chiara fonte, Lugano), Di una notte morente (Raffaelli), Rinascere da vecchi (Puntoacapo), raccolte che confluiscono nell’antologia dal titolo L’intuizione di un respiro, edita nel mese di febbraio del 2022. Cito, di seguito, le traduzioni dal russo, ovvero i testi Il cavaliere di bronzo di Aleksandr S. Puskin (Raffaelli) e La pietra di Osip Mandel’stam (Il Saggiatore). Il professore svolge attività di critica letteraria su periodici e quotidiani. Famosi sono i suoi volumi monografici La traccia di Cesare Pavese (Rizzoli), Incontri con Clemente Rebora (Rizzoli), Guido Gozzano. Il crepuscolo dell’incanto (Raffaelli), Federigo Tozzi, Una rivelazione improvvisa (Raffaelli), Beppe Fenoglio La prima scelta (Ares 2022). Dirige la collana “Poesia contemporanea” e l’“Almanacco dei Poeti e della Poesia Contemporanea” per le edizioni Raffaelli di Rimini. E’ tra i fondatori e curatori, assieme al poeta Davide Rondoni, della rivista letteraria clanDestino e della rivista di arte e letteratura Graphie. Ha ricevuto in ottobre il premio Adriatico per la poesia.                                                                                             

Il Professore Gianni Aversano, docente di Filosofia, nel 1997 fonda la Compagnia Napolincanto ed è anche voce solista dell’Orchestra Popolare Italiana di Ambrogio Sparagna. Le rubriche culturali della Rai, Radio 3, RAI e TV2000 hanno ospitato spesso sue interpretazioni del repertorio della tradizione napoletana. Il suo teatro-canzone ha la pretesa di raccontare ed insegnare con leggerezza quello che è il patrimonio storico e culturale degli ultimi 500 anni di Napoli. Otto dischi all’attivo e due spettacoli teatrali originali; il primo è “Mozart e Pulcinella”, il secondo “Il Gobbosnob”, sugli ultimi 4 anni di vita di Leopardi a Napoli.                                                                

Alle ore 15 avviene l’incontro.                                                                                                  Il poeta, nato a Corbara, racconta nostalgicamente che, dopo la morte del padre, ha cominciato a recarsi spesso a Sessa Aurunca per dare il senso alle cose, per scoprire  cosa significa la sua origine romagnola e sessana, qual è l’essere, che cosa è il senso di questa storia. Per farlo bisogna conoscere e, così, lo scrittore ha iniziato a percorrere un viaggio nel Mezzogiorno, partendo dalla città di Cesena, in cui vive da bambino. E’ un itinerario compiuto in un modo particolare, con una domanda: quella di capire chi è. La città di Sessa Aurunca gli apre un mondo per la riscoperta dell’arte, delle tradizioni e per l’incontro con le persone, che gli fanno riaffiorare i sentimenti ed i ricordi della propria terra, della propria famiglia, della propria infanzia, che gli appartengono indelebilmente. Egli desidera ardentemente conoscere la cultura della sua amata Sessa e, per comprendere le proprie origini, ha intrapreso un percorso meridiano, scegliendo un poeta in ogni città e scrivendo quanto gli viene raccontato. Lo sguardo al testo come sguardo al mondo, come sostiene lo scrittore, ha un’unica condizione: che il lettore sia viator. Tutto questo itinerario, che ha attraversato l’Abruzzo, la Puglia, la Calabria, la Lucania, ha termine a Sessa Aurunca, luogo d’approdo, meta finale, sua città natale, città paterna. Il popolo sessano e la sua storia saranno personaggi del libro che l’autore sta scrivendo e, allo stesso tempo, l’ultimo senso del testo. Il mondo non ha senso finché noi non diciamo quel senso. Noi abbiamo la parola, che non è solo uno strumento di comunicazione. La bellezza di un viaggio è quella di raccontarlo, ed è in quel momento che il viaggio acquista senso, viene seminato, diventa un’esperienza, che vuol dire dare il verbo, la parola alle cose, così come afferma l’autore. L’insegnamento, il dire le cose è ciò che completa la vita. Da cosa possiamo conoscere il pensiero, il cuore, i sentimenti di una persona? Soltanto dalle sue parole. Se vogliamo costruire una città migliore, dobbiamo partire dalle parole. Dobbiamo sapere cosa stiamo facendo. Questo è il compito della scuola. Oggi siamo in una fase di forte regresso. Studi scientifici stanno dimostrando che stiamo ritornando all’era degli uomini primitivi, cioè stiamo acquisendo un pensiero di tipo reattivo. L’uomo, lungo l’arco dei millenni, rallenta il pensiero, per renderlo scavo interiore, cioè conoscenza. Oggi, invece, stiamo tornando, appunto, al pensiero reattivo.                                          

 L’epilogo della lezione, attraverso la recita, a cura degli studenti, delle liriche dell’autore Le orme, Occorreva che nascessi, Sono le 11 e 11, Ho quarant’anni, Fiore amore, Quando sei assente, anch’io lo sono, Mia figlia riceve i fiori, ha svelato verità struggenti: il fascino della parola come epifania della verità dell’io, lo sguardo al testo come sguardo al mondo, la conoscenza come rinascita della persona. La riflessione delle poesie sulla ragione, sulla coscienza del valore della realtà, sull’amore come dono di sé, sul senso del dolore, ha suscitato un’intensa attrattiva nel pubblico, partecipe e commosso.                                                                                                                                                                                                   Meravigliosamente.

A cura di Maria Sasso

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