L’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, in collaborazione con le Agenzie regionali Arpa della Campania e del Lazio, nel periodo da giugno 2013 a gennaio 2014 ha eseguito un monitoraggio della Radioattività ambientale attorno alla Centrale del Garigliano al fine di determinare i livelli di concentrazione dei radionuclidi di origine artificiale e di quelli di origine naturale. Quelli artificiali sono quelli di maggior interesse perchè legati alla presenza della centrale nucleare stessa.

 

I risultati in questione sono riportati nel documento redatto dall’ISPRA dal titolo “Indagine sulla Radioattività Ambientale nelle Aree Circostanti la Centrale Nucleare del Garigliano”. L’Indagine effettuata è legata anche alla definizione dello stato di riferimento iniziale dei livelli di radioattività dei radionuclidi presenti attorno all’impianto nucleare al fine di poter valutare il successivo l’impatto ambientale che le prossime e più incisive azioni di decommissioning avranno sul territorio circostante la centrale. A tal fine sono state fatte misure di concentrazioni dei radionuclide più importanti nelle principali matrici ambientale, come aria acqua di falda, di fiume, terreno ecc, e di quelle alimentari come il pesce verdura latte ecc. I radionuclidi presi in esame sono stati il Cesio137 (Cs137), il Cobalto60 (Co60) il plutonio, lo stronzio90 (Sr90) ecc, ed anche quelli di origine naturale come il potassio 40 (K40). Sono state fatte anche misure di esposizione ai raggi gamma sul sito nucleare ed anche in alcuni punti dei comune di Sessa e di Cellole.

 

In definitiva, si può affermare che tutti i risultati  ottenuti  della campagna di monitoraggio riguardo  la presenza dei radionuclidi di origine artificiale, cioè quelli legati alla presenza della centrale nucleare hanno mostrato livelli di concentrazione abbondantemente al di sotto dei limiti della normativa di riferimento ed in molti casi anche al di sotto della Minima Concentrazione Rilevabile (MDC) della strumentazione di misura impiegata.

 

Partendo dai dati ottenuti nella suddetta campagna di monitoraggio, ho cercato di valutare il peso delle principali misurazioni ottenute confrontandole con alcuni limiti di soglia che in questi casi vengono usati. L’Obiettivo è stato quello di effettuare una valutazione delle misurazioni fatte e di rendere possibile una comprensione più semplice delle stesse. A tal fine mi sono basato sulle considerazioni riportate nel documento dal titolo “Analisi delle Misure eseguite sul sito della Centrale del Garigliano”, che si può trovare sul sito da me curato www.decommissioninggarigliano.wordpress.com. In esso vengono analizzati i concetti base, i valori di soglia e i limiti derivati  riportati nel documento.

Si riassumono i punti salienti della nostra analisi

  • Tra tutti i radionuclidi misurati dagli enti regolatori prenderemo in considerazione solo il Cs137 , il Co60e lo Sr90
  • Per le acque potabili ci si riferisce ai “Screening values” cioè ai valori di attenzione per le attività α e β totali, al di sotto del quale non sono necessarie maggiori analisi [ WHO08, par. 9.4.1].
  • VALORI DI SOGLIA, R: Sono quei valori limiti di concentrazione di un radionuclide la cui assunzione in un anno comporta il raggiungimento del limite di dose efficace pari a 1mSv/anno.
  • VALORI DI SOGLIA DI NON RILEVANZA RADIOLOGICA R*: Sono quei valori di concentrazione di un radionuclide la cui assunzione in un anno comporta il raggiungimento del limite di dose efficace pari a 10μSv/anno.

 

 

Tenendo presente le osservazioni precedenti si sono costruite 2 tabelle che confrontano tra di loro i valori misurati ed i valori limiti; una per il Cs137 e l’altra per il Co60 che come detto precedentemente rappresentano i radionuclidi guida della Centrale nucleare del Garigliano.

Ogni tabella è formata dalle prime 3 colonne in cui sono riportati le misure fatte rispettivamente da ISPRA, da ARPAC e da ARPAL.

Le ultime 3 colonne sono quelle di confronto. Cioè la quarta, con l’intestazione “Limite Strumentale (MDC)” riporta il limite della strumentazione usata; per cui quando viene riportata una misura in cui c’è il segno di minore di “<” prima del valore numerico significa che il livello di concentrazione del radionuclide è al di sotto del limite dello strumento impiegato. Se si è In questi casi allora è automaticamente garantita l’assoluta mancanza di rischio radiologico del valore misurato.

La quinta colonna intitolata “Valori di soglia Non rilevanza Radiologica R* (10µSv/a)”  rappresenta i valori limiti dei livelli di concentrazione del radionuclide preso in considerazione, la cui assunzione in un anno, comporta il raggiungimento del limite di Non rilevanza Radiologica che per legge non comporta alcun rischio radiologico.

L’Ultima colonna, la sesta, intitolata “Valori di soglia Non rilevanza Radiologica R (1mSv/a)” rappresenta invece i valori limiti assoluti di concentrazione del radionuclide la cui assunzione per un anno intero comporta il raggiungimento di una dose efficace per le popolazioni esposte (gruppo critico) di 1mSv/anno. Quando avviene il superamento  di  un tale valore si è in presenza di emergenza nucleare e vanno prese le misure adatte allo scopo.

Alla fine, riportiamo sola la tabella di monitoraggio del Cs137 nelle varie matrici considerate, rimandando le altre al link precedente in cui è possibile trovare il documento completo. Come si può vedere le misurazioni del Cs137 sono abbondantemente inferiori sia alla colonna della Non rilevanza radiologica (10µSv/a) che in modo più vistoso rispetto anche alla colonna del limite assoluto R della popolazione (1mSv/a). Da notare anche che molte misurazioni (quelle con il segno “<” davanti al valore numerico) sono anche inferiori ai valori della MDC, cioè alla minima concentrazione rilevabile della strumentazione usata.

Tabella 1

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Ing. Arturo Matano