Un giorno Paolo disse a Falcone, il suo grande amico di sempre: “Giovanni, ho preparato il discorso da tenere in chiesa dopo la tua morte: ci sono tante teste di minchia. Teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello, quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero, ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti: uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge”

A 23 anni dalle stragi di Capaci e di Via D’ Amelio, voglio ricordarli così, mentre esorcizzavano la morte e la paura con la quale avevano imparato a convivere non facendosi condizionare dalla stessa. Non sono degli incoscienti, tantomeno degli insensibili che non avvertono timore, che non avvertono incertezze: sono essere umani. Sta proprio qui la loro grandezza, perché con coraggio e decisione portano avanti il “loro dovere” e vanno fino in fondo a questioni e misfatti che hanno rovinato la vita della collettività, hanno sparso sangue e miseria, ingrigendo il dolce e azzurro cielo della Sicilia e dell’Italia intera.

Voglio per un attimo smontare quest’aura di “super eroi” che è stata dipinta negli anni attorno a queste due figure, per capire meglio e comprendere quanto davvero siano stati grandi perché, pur avendo avuto molte volte la possibilità di tirarsi indietro, hanno preferito andare avanti uniti e compatti per difendere la propria terra dal cancro della criminalità.  Hanno scelto fin da subito da che parte stare, senza vagare come anime erranti in quel grigiume tra il bianco della legalità e il nero del malaffare, dando un taglio netto e deciso alle proprie esistenze, schierandosi senza se e senza ma, come davvero dovrebbe fare ogni singolo cittadino. Erano tuttavia consapevoli del destino nefasto che li avrebbe segnati, ma il destino non esiste: il destino lo decidiamo noi con le scelte di tutti i giorni.

In fondo, forse, speravano che lo Stato, quello con la S maiuscola, si facesse in qualche modo sentire, non poteva abbandonarli. Ma quando intorno a loro percepirono il vuoto lasciato dai colleghi, dagli amici, dalle istituzioni, capirono che sarebbe stata solo questione di tempo e allora chiusero gli occhi, si strinsero le mani e andarono avanti forti “solo” delle proprie idee. L’Italia non ha bisogno di eroi, non vogliamo più morti da piangere, non vogliamo più ricordare Giovanni e Paolo come un’eccezione alla regola dell’ignavia. DobbiamoTUTTI scegliere da che parte stare, senza timore, senza incertezze perché se ognuno di noi nella sua vita agisse secondo giustizia e legalità le cose in questo Paese cambierebbero presto.

Gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini” (Giovanni Falcone)

Giuseppe Ardone per Generazione Aurunca