Ieri si è vissuta la pagina più nera della storia politica ed amministrativa del Comune di Cellole, che segue la precedente triste vicenda del disfacimento dell’amministrazione dei consiglieri reduci dopo il decesso del Sindaco Angelo Barretta.

Due momenti conseguenziali che hanno palesato una pochezza politica nel territorio aurunco mai vista prima. Tra questi due momenti, l’unica luce fu il grande moto di speranza di rinnovamento e di trasparenza che la candidatura di Cristina Compasso aveva rappresentato per Cellole e non solo. Tutto il comprensorio guardava a Cellole con attenzione, affinchè quel coraggio liberasse altre città dal giogo della clientela e del grigiore politico.

Purtroppo, non è andata così: le influenze esterne in primis e le ambizioni personali interne, alla fine, hanno avuto la meglio. E’ difficile competere con potentati economici o politici, ancor di più con pressioni di altre cittadine limitrofe, tra cui Sessa Aurunca, da dove è partito l’ordine di far cadere questa amministrazione e dove si è tramato per far finire questa esperienza che poteva contagiare anche altri comuni. Il senso di protezione del potere per il potere non ha potuto tollerare lo schiaffo del giugno 2018, allorquando, i cittadini, il popolo avevano scalzato i soliti noti dalle poltrone cellolesi. La strategia per tornare al comando è stata sottile ed insidiosa. Hanno saputo solleticare le ambizioni, gli interessi, il rancore, la nostalgia ed anche le debolezze di alcuni consiglieri comunali che si erano meno integrati nell’esperienza Compasso. Costoro hanno ceduto con chissà quali promesse future, svendendosi alla prima occasione.

Una pagina nera di una cittadina, Cellole, che rappresentava l’avanguardia di crescita economica e culturale del Territorio Aurunco, ma che ora viene imbalsamata anch’essa nel grigio di una Terra che ha deciso, forse, di non sognare più.