Generazione Aurunca, con l’aiuto di alcuni esperti, ha approfondito la questione del ritrovamento archeologico. L’ ipotesi più affascinante e bella, ma che potrebbe essere smentita daglia addetti ai lavori, è quella, come dicevamo ieri, del “restauro” della strada compiuto dall’ Imperatore Adriano nel 122 d.C., testimoniato dall’epigrafe presente nei pressi del Sedile S. Matteo nel centro storico. Incerti però alcuno punti. Innanzitutto la netta vicinanza (40-50 cm) col manto stradale attuale, poi il materiale, anche se è molto probabile che i Romani non disdegnassero certo la pietra calcarea ma di sicuro non era così diffusa. C’è un elemento che invece dovrebbe chiarire ogni dubbio: la dimensione. I ciottoli sono molto piccoli rispetto a quelli tradizionalmente usati dai Romani ed in più, fatto più rilevante, sono spessi una decina di centimetri, senza alcuna forma “a cono” , prediletta dai Romani per incastrare meglio i ciottoli nello strato sottostante appositamente preparato. Quindi, con molta probabilità, l’ipotesi dell’antica Appia Romana è da escludere. Si è parlato anche di una strada medievale, ma le caratteristiche fisiche fanno escludere in parte anche questa ipotesi. Con molta plausibilità, azzardo degli esperti, si tratta di una strada Borbonica o comunque di quell’epoca. Il personale addetto è al lavoro per reperire fonti e notizie che possano avvalorare una di queste tesi, smentendone altre. Sul piano pratico e di viabilità c’è da osservare che qualora venga accertato che questo ritrovamento sia di epoca Romana, vengono eseguiti gli scavi di rito con notevole rallentamento dei lavori, se invece di epoca relativamente recente, con molta probabilità saranno “isolati” i reperti e i lavori potranno proseguire spediti. Attendiamo nei prossimo giorni le decisioni dell’autorità competente.  

 

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