Prefazione di Alberto Verrengia

Nel Territorio Aurunco, le devozioni e le ritualità  per la festa di San Giuseppe abbracciano  più paesi e borghi del Comprensorio. Cascano,  ne è l’espressione più conosciuta, suggestiva ed organizzata, ma non è l’unica, stante che cittadine aurunche come Valogno e Corbara, ancora conservano appassionate tradizioni che si rinnovano nei tempi.

Mario Caranfa, figlio prediletto di Corbara di Sessa Aurunca, tra i fondatori della Pro Loco Le Terrecotte, che prende il nome dall’antica lavorazione del pregiato materiale di cui Corbara ne era uno dei centri nevralgici del territorio, ci ha donato un cameo preciso ed argomentato sulla tradizione del 18 e 19 Marzo in Corbara.

Caranfa ci illustra con chiarezza il percorso storico ed organizzativo dell’evento tra religiosità e paganesimo, tra antichi riti culinari e significati profondi. Un cameo, davvero, da non perdere anche perchè si amplia con dei cenni estremamente interessanti sulla storia di Corbara e sulla sua geomorfologia.

Una nostra proposta  è,  che nei prossimi anni,  si possa creare un vero e proprio “percorso” religioso, culturale e turistico degli eventi dedicati alla Festa di San Giuseppe, permettendo di visitare e di godere ogni aspetto della secolare tradizione tra gli splendidi borghi del Comune di Sessa Aurunca.

Generazione Aurunca ringrazia Mario Caranfa e la comunità di Corbara ed invita tutti ad una visita, in quella magica serata tra falò, profumi e sensazioni, oltre alle amate Cascano e Valogno, anche alla piccola perla Corbara.

 

CORBARA – STORIA E TRADIZIONI
SAN GIUSEPPE

Una tradizione quella dei falò che si perde nel tempo ma ancora oggi è vissuta con grande fede ed entusiasmo da intere popolazioni dei paesi stessi ivi è stata tramandata da intere generazioni. Con piacevole sacrificio e delle volte anche con momenti di estrema fatica, alcuni
giorni prima la ricorrenza della festività, raggruppati in squadre, giovani volontari , particolarmente devoti al Santo, si adoperano per la raccolta di grossi ceppi, vecchie radici di alberi anche secolari abbattuti dal vento, intemperie e smottamenti vari . Giorno per giorno vengono raccolti e accatastati negli angoli dei vicoli e delle piazze finquando non si è raggiunta la quantità che si ritiene necessaria per innalzare grosse pire. Assieme ai ceppi denominati
ritualmente  “tuocchi” vengono raccolte fascine di legna secca e sottile ” frasche” spesso residui di potature di ulivi, viti e piante varie che la sera del 18 marzo accompagnati da momenti festosi vengono accesi in onore di San Giuseppe; tanta è la gioia e l’allegria di tutti
i presenti, soprattutto dei bambini.

Bruceranno per tutta la notte ed anche il giorno seguente – tempo permettendo-  accompagnati oltre che da suoni e canti, dalla distribuzione di prodotti tipici locali, quali ceci e fagioli a mò di zuppa che riprende la famosa menestella della vicino Cascano.

Altro attributo predominante è immancabile, da sempre legato a San Giuseppe e di conseguenza a questa tradizione, è  il pane, che sottoforma di pagnottelle, denominate “cuccetelle” . Le pagnottelle, dopo essere state portate in chiesa e benedette dal sacerdote, vengono distribuite casa per casa da tutte quelle persone, particolarmente unite e devote al Santo per qualche grazia ricevuta e impegni votivi come si suol dire da mantenere.

In Corbara, qualche esponente della famiglia in essa abitante, fa trovare la porta di casa aperta ed essa medesima sull’ uscio in attesa di ricevere il pane benedetto. Toccante è la distribuzione dei pani ai pellegrini che un tempo raggiungevano Corbara, giunti in loco da paesi limitrofi ed oltre appositamente per tale occasione, ai quali,disposti in fila, in umile e paziente attesa viene offerta con cuore la piccola pagnotta. Ovviamente non manca vino genuino, lupini ecc.ecc. ed oltre alla Fede, tanto divertimento.

FUOCO – CREAZIONE PURIFICAZIONE. Il significato dei Falò

L’ accensione dei falò’ ricade nella notte precedente l’equinozio di primavera, per cui l’accensione sta a significare il passaggio dall’inverno freddo, statico e poco fertile, alla primavera, stagione di nuovi colori e nuova vita, sicuramente piu’ produttiva frenetica e rigenerante.

SIGNIFICATO DEL PANE

La tradizione del pane, anche a Corbara,  ha anche essa radici molto antiche, affonda nel lontano passato. Oltre ad essere scrupolosamente religiosa si vuole rappresenti l’ultima cena di Gesù con gli Apistoli, ha origini pagane. Secondo la mitologia greca come il fuoco, anche il culto del pane è legato a riti di purificazione e propiziatori, in questo caso di fertilità e delle messi, pertanto dedicati a Demetra che era la Dea delle messi e dell’abbondanza.
Questi riti si svolgevano durante l’equinozio di primavera, proprio il 19 marzo, periodo che dopo il freddo e lungo inverno, dava inzio ad una stagione diversa, bella e si sperava gratificante.

CORBARA

Corbara attualmente ospita circa 200 persone. Situata a 233 metri dal livello del mare, sorge su una bella e amena collina che scendendo dolcemente dalle pendici dei monti Lattani fra poggi e piccoli tratti pianeggianti si presenta ricca di giardini colorati e abbondanti di frutta di ogni specie.

Questa bella collina, dove il sole risplende quasi tutto l’anno, gode di una posizione ottimale per poter godere e respirare aria salubre sia marittima che montana grazie alla vicinanza del mare ed alle montagne della vicina Roccamonfina da cui discende soprattutto d’estate una brezza soave e fresca, che mitiga la calura estiva apportando quei sani benefici di cui ha bisogno il mostro organismo in tali periodi.

Un tempo, però, Corbara, pur piccolissimo borgo, era densamente abitato. Sotto la protezione di San Clemente Papa e Martire e di Maria SS. Delle Grazie, regnava in questo piccolo paese una vitalità esemplare. La gente, attiva e laboriosa , si dedicava con passione ai propri mestieri. Vi predominava l’ agricoltura con varietà  di coltivazioni.

Oltre al vario artigianato, quale il barbiere, il falegname, il calzolaio, l’arrotino, il fabbro e maniscalco, non mancavano due negozi di generi alimentari con annessi tabacchi e l’oste. Tutti con la propria tenacia e volonta’ davano un contributo all’ economia del paese. Ma oltre all’ agricoltura che era una delle risorse primarie dell’ intero villaggio, l’artigianato più rappresentativo di Corbara, l’artigianato per eccellenza, è stato quello dell’ antica arte della terracotta. Antico mestiere questo, gia’ noto agli Antichi popoli Aurunci, consisteva nella fabbricazione delle ” ruagne” con la creta.

La storia di Corbara si perde nel tempo, infatti non si hanno riferimenti storici della sua origine. Da alcuni testi si appura che apparteneva al grande feudo della famiglia del Conte D’ Altamura, Duca di Sessa. Il suo nome originario poteva essere Corbaja o Corvara (luoghi di corvi) di sicuro conosciuta dagli antichi romani che ne apprezzarono la sua bellezza e la mitezza del clima cantando ne spesso le lodi.

Il De Fortis , nella sua opera ” Governo Plotico” ci fa conoscere che l’Antipapa Nicolò V era un sessano di nome Rinalducci. In questa sua opera afferma che il Rinalducci nacque in località Corvara (attuale Corbara) dove visse per tanti anni sposando una cittadina di nome Mattei Giovanna da cui ebbe dei figli. Successivamente abbandonò tutti per recarsi a Roma e mostrandosi un religioso entrò a far parte dell’ordine dei Francescani e da qui iniziò l’avventura che lo porta ad essere Papa.

A cura di Mario Caranfa

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