“Il treno del ritorno” è la seconda silloge poetica della nostra concittadina Immacolata Rosso di Fasani di Sessa Aurunca, che è nata, come suggerisce il titolo, durante i suoi tanti viaggi in treno compiuti negli ultimi due anni per vari motivi. Il vagone di un treno, con la sua varia umanità di passeggeri, è un piccolo spaccato della nostra società, e in quanto tale in esso ci si trova ad essere testimoni delle più svariate situazioni che si possono incontrare anche camminando per strada in una qualunque città: dal menager superimpegnato che non alza mai lo sguardo dal suo notebook, al ragazzo un pò strafottente e poco educato che lancia la cicca di sigaretta dal finestrino aperto, incurante delle possibili conseguenze. L’autrice, figlia d’arte dell’apprezzato Poeta Sirio, ci spiega: “alcune poesie non sembrano collegate al viaggio di per sé, e invece sono nate tutte da situazioni vissute o viste accadere tra i sedili, oppure “fotografate” mentre passavano veloci fuori dal finestrino. Situazioni tipiche e anche un po’ banali, oppure strane al limite del patologico, che inducono in un osservatore attento riflessioni che, iniziate un po’ in sordina per riempire le ore vuote del viaggio, finiscono poi per spaziare tra regole di comportamento sociale e concetti universali, raccontati però attraverso la fluida musicalità del racconto poetico. Niente versi in rime, nessun richiamo arcaico, ma un prosa poetica sciolta, un linguaggio moderno con qualche concessione al classicismo.”
Il modo di fare poesia di Immacolata non vuole essere ermetico, masticabile solo da pochi addetti ai lavori. Vuole invece raggiungere i cuori e le coscienze di tutti, suscitare riflessioni, emozioni e anche la giusta indignazione, dove serve. Il tutto condito da una buona dose di ironia ed autoironia. “Perché l’autore stesso, – conclude l’artista – è il primo a non doversi prendere troppo sul serio, o rischia di diventare pesante e indigesto a sé stesso, prima che al lettore. Giudicare con parsimonia, condannare con indulgenza, annunciare la sconfitta ma sempre con un pizzico di speranza. Questo mi ero prefissata attraverso quest’opera, questo spero di avere ottenuto. Perché ogni essere umano, buono o cattivo che sia, è sempre un mio simile che mi cammina accanto su questa terra.”
Generazione Aurunca

