Leggere il libro “Il mio amico Luciano De Crescenzo” di Massimo Colatosti è come immergersi in una epoca non lontana, ma ugualmente meravigliosa, di una Napoli viva e colorata. Gli anni settanta ed ancor di più gli anni ottanta, furono di una intensità tale da lasciare indelebili emozioni in tutti i protagonisti culturali del decennio come lo fu Massimo Colatosti. Furono gli anni di Maradona, gli anni del ritorno della grande musica partenopea, gli anni di Troisi ma anche e soprattutto, gli anni del film cult “Così parlò Bellavista” del mai dimenticato Luciano De Crescenzo. Senza dubbio fu il momento artistico più significativo di una epoca e tra i protagonisti di quel capolavoro, è impossibile non citare l’autore del libro.

Il suo legame con De Crescenzo non si limitò solo a quella collaborazione, divenne una amicizia, autentica e verace, tra due uomini e due artisti che avevano vissuto l’epopea di quel periodo. Nel testo Colatosti racconta tante piccole perle del suo rapporto con Luciano De Crescenzo, regista, attore, filosofo e scrittore. Tante “camei” sconosciuti al grande pubblico che grazie al testo in questione vengono finalmente alla luce. Non è solo un libro, ma è un tributo alla grande produzione decrescenziana, sia culturale che cinematografica e tutti i momenti essenziali di questo percorso si intersecano con un ricordo o una dedica a Massimo Colatosti, quasi a suggellare un rito scaramantico. Colatosti era per De Crescenzo, oltre un amico, anche un portafortuna, da omaggiare in anteprima delle sue opere e delle sue idee.

L’opera di Colatosti, napoletano esemplare, ma oggi aurunco di adozione, è un tassello davvero pregevole di quell’epoca e per chi ama Luciano De Crescenzo diventerà un testo imprescindibile della propria collezione.

Alberto Verrengia per Generazione Aurunca