È ormai di dominio pubblico l’avviso di garanzia notificato nei confronti del Sindaco di Sessa Aurunca Luigi Tommasino e del tecnico responsabile Pasquale Sarao, sulla gestione depuratori comunali. Il fine di questo reportage non è quello di entrare in merito alle indagini, ad accertare le responsabilità sarà ovviamente la Procura, ma la domanda che ci poniamo è questa:
Perche è cosi importante la depurazione delle acque, e cosa comporterebbe un mancato smaltimento delle stesse?
Cerchiamo di capirne di più:
Uno dei maggiori problemi connessi alla vita e allo sviluppo dei centri urbani “Aurunco e in larga scala, Italiano” è quello dell’allontanamento e dello smaltimento dei rifiuti liquidi. Tali rifiuti, che vanno sotto il nome di acque reflue o acque usate provengono da:
- Abitazioni, e sono costituiti da feci, urine, acque di lavaggio domestico. Sono denominate “acque Nere”;
- Precipitazioni meteoriche, lavaggio di superfici stradali, fontane ecc. Vanno sotto il nome di “acque bianche”;
- Industrie, di diversa tipologia e di diverse dimensioni.
La raccolta e l’allontanamento delle tradizionali acque di rifiuto (acque bianche e nere) ha scopi evidenti di conservazione ambientale e motivazioni precise di origine igienico in quanto, non solo nelle feci e nelle urine, ma anche nelle prime acque di lavaggio di superfici urbane sono inevitabilmente presenti microrganismi patogeni e in particolare quelli che si diffondo attraverso un circuito oro-fecale.
In passato, si è fatto largamente ricorso al sistema di smaltimento cosiddetto “Naturale” che prevedeva di immettere i rifiuti liquidi in recipienti naturali senza preventivi trattamenti o previa semplice sedimentazione, i presupposti necessari erano:
- Il riempimento di idonei corpi idrici che assicurassero una sufficiente diluizione del liquame , costituiti generalmente da fiumi, acque litoranee;
- L’assenza, nelle acque di rifiuto, di contaminanti non biodegradabili, tossici per gli animali superiori e per la rete trofica propria dei diversi ambienti idrici;
Quando tali condizioni erano rispettate, ci si affidava al potere di autodepurazione delle acque. La neutralizzazione del pericolo infettivo era legata alla diluizione, a fenomeni di adsorbimento di microrganismi patogeni, a materiale in sospensione che depositandosi al fondo li segrega nei sedimenti fino a completa inattivazione, alla luce solare, alle sfavorevoli condizioni di trofismo che i citati patogeni trovano in acque superficiali.
Attualmente invece, nella maggior parte dei territori, “occorre” procedere a smaltimenti cosiddetti artificiali “Depuratori” che prevedono trattamenti complessi ed onerosi prima del recapito al recettore finale. Si è deciso di adottare questi trattamenti, per una serie di motivi:
- L’aumento delle popolazioni;
- L’estensione dei sistemi di fognatura dinamica a numerosissimi aggregati rurali che per il passato ne erano privi;
- La concentrazione assoluta e relativa delle popolazioni nelle pianure e lungo le coste con un rapido aumento del numero e del volume degli scarichi;
- Il vertiginoso aumento delle attività industriali e la loro continua diversificazione, che comportano, scarichi liquidi di portata, concentrazione e composizione diversissime;
Senza preventivi trattamenti di depurazione il rischio infettivo legato al contatto con le acque superficiali recipienti diventa, come molti esempi recenti dimostrano, di grande rilievo epidemiologico; A ciò si aggiunge che in molti scarichi industriali sono presenti sostanze non biodegradabili e pericolose, poiché turbano l’equilibrio biologico degli alimenti in cui sono riversate, e perché risalendo agli anelli delle catene alimentari possono, come contaminanti di alimenti, esercitare la loro azione tossica sull’ uomo.
Domenico Granata per Generazione Aurunca
“Immagine rappresentativa”
