Siamo rimasti molto perplessi sulle indiscrezioni apparse quest’oggi sul quotidiano Cronache di Caserta (si veda in basso), in cui si evidenzia che l’Amministrazione Comunale di Sessa Aurunca non sarebbe intenzionata a effettuare la riduzione del canone acqua per le zone colpite dall’arsenico.

Si giustificano adducendo le difficoltà di bilancio.

Se il Comune elemosina comprensione per le difficoltà economiche… cosa dovrebbero dire migliaia di cittadini che non possono consumare l’acqua potabile (che pagano salatamente) costretti a comprarla nei supermercati?

Esistono due problematiche che i cari amministratori forse non valutano. In primis, se non si effettuasse lo sgravio previsto dalla normativa si creerebbe un vulnus discriminatorio tra varie zone del Comune di Sessa Aurunca. Infatti, alcune zone pagherebbero l’acqua senza poterla utilizzare allo stesso modo di altri cittadini aurunci che invece possono utilizzarla. Un cittadino di Carano, ad esempio, sarebbe discriminato rispetto ad un cittadino di Corbara. Ed ancora, in Cascano, la riduzione a causa dell’Arsenico è già in atto.

Non possono coesistere cittadini di serie A e di serie B.

Molti, giustamente, ricordano che sarebbero pronti a pagare l’acqua senza riduzioni, purché il problema sia risolto in pochi mesi; purtoppo, qui ci troviamo di fronte all’incertezza su come risolvere il tutto mentre trascorrono i mesi, solo con annunci e intenzioni.

 

 

 

La legge, però, non può essere vittima di un capriccio del Sindaco Tommasino o di chiunque altro.

Ribadiamo che la non potabilità dell’acqua pubblica,  secondo quanto stabilito dalle normative vigenti e segnatamente dalla Direttiva CEE n.80/778,  dal D.P.R. n.236/88 art.21 comma 1, dal D.L. n.66/89, e, soprattutto dall’ Art.13 provvedimento C.I.P. n.26/75  prevede una riduzione del 50% del canone previsto nel caso l’acqua fosse stata potabile.