Apprendiamo dal noto e stimato giornalista, report e documentarista, Sergio Nazzaro che è stata presentata “un’interrogazione al Senato in merito alla base Nato (Proto) di Carinola. Un atto importante per sollecitare risposte in merito al degrado e al recupero di una parte di territorio.”

Riportiamo di seguito il testo integrale:

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02390

Atto n. 3-02390 (in Commissione)

Pubblicato il 24 novembre 2015, nella seduta n. 541

MORONESE , CAPPELLETTI , BERTOROTTA , SERRA , DONNO , CASTALDI , AIROLA , MORRA , PAGLINI , MANGILI , LEZZI , SANTANGELO , BLUNDO , GAETTI , CIOFFI , GIROTTO , SCIBONA ,NUGNES , TAVERNA , PUGLIA – Ai Ministri della difesa, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell’economia e delle finanze. –

Premesso che:

la base NATO “Proto”, nota anche come “base NATO di Mondragone”, era una base segreta del comando delle forze terrestri alleate del sud Europa situata nel monte Petrino, tra i comuni di Sessa Aurunca e Carinola (Caserta). Il sito fu progettato e realizzato tra gli anni 1955-1958; l’impianto, dotato di protezioni elettromagnetiche (EMP), impianti di aria pressurizzata, varchi antiradiazioni e generatori di corrente, doveva servire da comando in caso di attacchi nucleari, chimici e batteriologici;

la base, abbandonata nel 1996, dopo alcuni anni è passata sotto la responsabilità della Marina militare, la quale sembrerebbe abbia avviato la pratica per la riconsegna all’Agenzia del demanio;

considerato che:

nonostante la cementificazione degli ingressi, il sito negli anni è stato di fatto abbandonato. Attualmente è in uno stato di totale degrado: al suo interno, infatti, oltre agli arredi dell’epoca,computer, pannelli elettrici, libri, sono stati abbandonati rifiuti di ogni specie;

dal reportage del giornalista Sergio Nazzaro, per il mensile “Wired” (settembre 2013), si evince che, a seguito di una richiesta di informazioni rivolta alla Marina militare, attuale responsabile di Proto, l’ufficio stampa, attraverso il capitano di fregata Marco Maccaroni, ha risposto che «nelle more della decisione su un eventuale impiego operativo del sito, al fine di preservarlo per un eventuale e futuro utilizzo, si decise di murare, con porte di cemento armato, gli accessi al sedime. Ciò solo dopo aver effettuato una compiuta verifica, a cura del personale dipendente, dello stato dei luoghi, alla quale è seguita un’ulteriore ispezione a cura della locale Asl, a seguito della quale fu rilasciata, in data 18 luglio 1996, apposita certificazione di avvenuta bonifica del sito»;

la Marina militare inoltre ha ammesso: «In merito alle condizioni di allarme ecologico, si precisa che durante i sopralluoghi effettuati si è purtroppo rilevata la presenza di rifiuti abbandonati di varia natura, che sono stati ogni volta rimossi. Recentemente, a seguito di una ulteriore ronda, si è constatata addirittura l’asportazione del cancello di accesso e di una parte della recinzione, già in passato danneggiati e ogni volta ripristinati e convenientemente muniti di catena con lucchetto. Sono stati, quindi, nuovamente rinvenuti rifiuti abbandonati da ignoti, tra cui lastre di eternit, che si provvederà a rimuovere come già avvenuto nel passato. Di ciò sono state sempre informate le competenti autorità. Da tempo lo Stato Maggiore della Marina ha dichiarato il non interesse operativo sul compendio esprimendo, nel contempo, parere favorevole alla dismissione definitiva del sedime. Anche lo Stato Maggiore della Difesa, a seguito della richiesta formulata dalla Marina, ha comunicato il nulla contro alla dismissione dell’area in parola, non rivestendo più la stessa alcun interesse per la Difesa. Attualmente è in corso la procedura per la riconsegna all’Agenzia del Demanio»;

come si apprende anche da un articolo del “Corriere della Sera” del 10 febbraio 2015 all’interno del sito sono rinvenibili pezzi di motori, fusti, latte, pannelli, fili elettrici consumati e tubature precarie, pezzi di impianti e lamiere; si tratterebbe di una vera e propria «discarica tombata nella montagna», tra pezzi di archeologia bellica e rifiuti di varia natura accumulati nel tempo;

le richieste di intervento per mettere in sicurezza la zona provenienti dalle associazioni “Generazione Aurunca” e “Caserterrae”, che si battono per riportare alla luce la bellezza dell’area casertana e denunciano da tempo il forte degrado dell’area dell’ex base NATO, risulterebbero sino ad oggi disattese;

dai dati in possesso agli interroganti risulterebbe che la situazione che da ultimo i giornalisti del Corriere avevano prospettato ed accertato non sia di fatto mutata;

considerato altresì che:

la Commissione europea interrogata sulla questione (interrogazione parlamentare E-002201-15 dell’11 febbraio 2015) il 17 aprile 2015 ha dichiarato di non essere stata messa al corrente della situazione e, con riferimento ad eventuali fondi comunitari per procedere alla bonifica dei siti contaminati, ha precisato che «il programma della Campania per il periodo 2007-2013, cofinanziato dal FESR, prevedeva la possibilità di finanziare la bonifica di siti contaminati alle condizioni e in linea con le priorità del “Piano regionale di bonifica”, approvato dal Consiglio regionale della Campania nel 2013. Tuttavia, secondo il principio della gestione condivisa a cui si informa la gestione della politica di coesione, spetta alla Regione Campania individuare e scegliere i progetti che devono essere cofinanziati dal programma»;

la Commissione ha manifestato inoltre l’intenzione di domandare alle autorità italiane quali misure abbiano pianificato o preso per garantire che i rifiuti abbandonati nel sito siano gestiti in modo da non mettere a repentaglio l’ambiente e la salute umana,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto illustrato;

se sia stata formalmente avviata la procedura di trasferimento di competenze dalla Marina militare italiana all’Agenzia del demanio, e quali siano i tempi previsti per il completamento del trasferimento;

nel caso in cui il trasferimento fosse già avvenuto in capo all’Agenzia del demanio, come si intenda procedere per garantire la bonifica del sito;

se non ritengano utile prevedere un piano di risanamento straordinario, gestito a livello nazionale dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare;

quali iniziative in concreto siano state adottate o intendano adottare, per procedere alla bonifica, al risanamento o alla messa in sicurezza del sito inquinato;

in che modo intendano procedere allo smaltimento dei rifiuti abbandonati nel sito a tutela dell’ambiente e della salute umana;

se, considerata la pericolosità del sito e l’inefficacia della vigilanza, ritengano opportuno adottare misure idonee per impedire l’accesso al sito;

se intendano, nell’ambito delle proprie competenze, rendere visionabili le mappe della base in loro possesso, considerato che ad oggi la stessa risulta ancora segreta e non è possibile reperire alcuna informazione puntuale circa le sue reali dimensioni;

se siano stati invitati a fornire ulteriori informazioni alla Commissione europea, come dichiarato dalla stessa Commissione nella risposta del 17 aprile 2015 e quali informazioni siano state date;

se abbiano notizia di rilievi e indagini effettuati dalla ASL competente e dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania circa lo stato dei luoghi nonché dei corrispondenti rischi di inquinamento ambientale relativi all’aria, ai terreni e alle falde acquifere, e quali siano stati i riscontri;

se sia disponibile copia della documentazione relativa alla bonifica e in particolare copia della certificazione di avvenuta bonifica, rilasciata in data 18 luglio 1996;

se abbiano intenzione, nei limiti delle proprie attribuzioni, di riqualificare l’ex base, come accaduto già per altre basi Nato, destinandola ad attività socio-culturali di interesse collettivo.

 

http://daily.wired.it/news/cultura/2013/09/18/nome-codice-proto-base-fantasma-nato-caserta-564732.html