Desta particolare preoccupazione il servizio della nota trasmissione televisiva “Le Iene” sulla presunta non veridicità del marchio Made in Italy sui barattoli di pomodori e derivati (cfr link http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/toffa-quando-il-pomodoro-cinese-diventa-made-in-italy_562509.html ). Secondo la giornalista Nadia Toffa, i prodotti sarebbero sì lavorati in Italia (motivo del marchio) ma con materie prime estere (in particolare cinesi), piene di pesticidi ed altre sostanze dannose per la salute, vietate nel nostro Stato. Motivo di tutto questo sarebbe, sempre secondo la giornalista, il costo dimezzato della “pasta di pomodoro”.

Secondo il sito nextquotidiano.it, invece, il servizio sarebbe del tutto fuorviante e privo di fondamento in quanto una situazione del genere non sarebbe possibile per leggi e controlli (cfr link http://www.nextquotidiano.it/passata-pomodori-cinesi-iene/ ).

Il merito della vicenda sarà approfondito dalla magistratura, anche perchè la presunta frode alimentare risulterebbe circoscritta solo ad alcune aziende.

C’è, invece, un fenomeno che si sta diffondendo negli ultimi anni e che sicuramente potrebbe portare beneficio immediato al nostro territorio: l’agricoltura a KM ZERO

E’ una filosofia di consumo ecosotenibile: le aziende agricole aprono le porte ai consumatori permettendo loro di acquistare i propri prodotti senza dover passare attraverso intermediari, i prodotti a Km zero per definizione non possono “viaggiare” molto, e, per essere tali, non possono superare i 70Km dal luogo dove sono stati prodotti.

Alcune Regioni, come il Veneto, hanno già approvato la legge che regola i cibi a km zero. I vantaggi di questa forma di mercato sono molteplici:

  • economicità: l’assenza di intermediari ed il mancato trasporto su ruote fanno scendere i prezzi dei prodotti di almeno il 30%.
  • maggior qualità dei prodotti: non dovendo esser impacchettati, etichettati e distribuiti vengono venduti ancora freschissimi con la certezza che si tratti di cibi nazionali, anzi regionali, cosa ormai piuttosto rara, soprattutto per quanto riguarda frutta e verdura che spesso provengono dall’altro capo del mondo;
  • sostenibilità, in termini di sostegno alle comunità locali.

Ed è proprio questo ultimo beneficio che potrebbe maggiormente incidere sull’economia del territorio aurunco. Partendo dai nostri contadini, possiamo dare ossigeno ad un’agricoltura locale da sempre  non considerata nei giusti termini.

 

Generazione Aurunca punta sull’agricoltura locale come leva di rilancio dell’economia aurunca, insieme ad altri settori nevralgici come il turismo.