Sono trascorsi pochi giorni dalla ricorrenza del Giorno del Ricordo il 10 febbraio, momento di riflessione e preghiera per i tanti concittadini italiani che furono trucidati o esiliati dalle milizie comuniste del Generale Tito nelle terre di confine con l’Ex Jugoslavia alla fine delle II Guerra Mondiale.

Grazie al nipote Vito Verrengia, siamo venuti a conoscenza di una storia commovente che riguarda un nostro concittadino: Francesco Matano da Sorbello di Sessa Aurunca.

Le notizie sono state raccolte grazie anche all’archivio della Polizia di Stato – sezione caduti – nella quale si ricorda che Francesco Matano venne fucilato il 19 Settembre presso il Cimitero di San Lorenzo a Spalato dai partigiani comunisti del Comandate Tito dell’allora Jugoslavia che avevano occupato la città dalmata tra il 10 e il 27 Settembre.

“Il commissario Matano, insieme al vicequestore Paride Castellini e ai colleghi Giulio Papoff e Claudio Sorgi era uno degli unici quattro funzionari di Polizia rimasti a dirigere la città dopo la fuga del Questore di Spalato. L’ 8 Settembre 1943 l’Italia chiese l’armistizio agli Alleati. A Spalato, il comandante delle truppe italiane, generale Becuzzi, venne lasciato privo di ordini dai vertici militari che avevano abbandonato Roma e cercò di trovare un accordo con i partigiani jugoslavi consentendo loro l’ingresso in città. Approfittando del caos e del disorientamento dei soldati italiani i partigiani jugoslavi iniziarono, a partire dall’11 Settembre il disarmo di alcuni reparti isolati dell’Esercito italiano e nel corso della giornata ordinarono ai soldati la consegna delle armi, ordine al quale molti soldati obbedirono.

L’autorità militare e civile italiana svanì di colpo, sostituita da una altrettanto caotica amministrazione partigiana jugoslava che iniziò a compiere le proprie vendette. La stessa sera dell’11 Settembre i vertici della Marina di Spalato, il Questore della città  ed altri funzionari della Questura abbandonarono la città,  la comunità italiana  ed i propri uomini, mentre il Comune, la Prefettura, la Questura ed altri edifici pubblici venivano dati alle fiamme. In Questura rimasero circa 150 agenti, comandati dal vicequestore Paride Castellini, i quali non abbandonarono i 1500 civili italiani rimasti a Spalato.

Nei giorni successivi la città di Spalato venne bombardata da aerei tedeschi, mentre il generale Becuzzi con la mediazione di alcuni ufficiali americani e britannici, consiglieri militari presso i partigiani  jugoslavi, cercava un accordo per proteggere le proprie truppe. Il 17 Settembre Becuzzi firmò la clausola di un accordo con le truppe partigiane che tutelava le truppe italiane ma di fatto condannava a morte undici  persone definite “criminali di guerra”. Di questa clausola approfittarono gli jugoslavi per scatenare una spietata repressione anti italiana, eliminando i vertici dell’apparato statale  e della comunità italiana.

Le fucilazioni iniziarono nei pressi del Cimitero di San Lorenzo il 19 e continuarono le notti del 22  e del 24. Altri ostaggi spalatini, tra i quali molti agenti di polizia vennero sbrigativamente fucilati nelle campagne. Fu la Questura di Spalato a pagare il prezzo più alto, con 41 scomparsi, tra i quali il vicequestore Castellini. Molte salme degli agenti vennero ritrovate all’interno di tre fosse comuni scavate nel Cimitero di San Lorenzo. Il generale Becuzzi abbandonò Spalato il 24 Settembre insieme al suo Stato Maggiore divisionale, lasciando al suo destino i propri soldati e la comunità italiana della città. Il 27 le SS tedesche entrarono a Spalato e nei giorni successivi fucilarono la maggior parte degli ufficiali superiori e deportarono in Germania i soldati italiani catturati. Iniziava il dominio tedesco-croato della città. Nei mesi successivi la maggior parte degli italiani di Spalato venne costretta ad abbandonare la città per sempre.”

La famiglia del Commissario Francesco Matano era originaria di Sorbello, stimata ed apprezzata dalla comunità, imparentatasi con la famiglia Verrengia che ci ha donato questo importantissimo ricordo.

Fonti: “DALMAZIA UNA CRONACA PER LA STORIA (1943-1944)” di Ottone Talpo, edito a cura dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma 1994; “ALBO D’ORO LA VENEZIA GIULIA E LA DALMAZIA NELL’ULTIMO CONFLITTO MONDIALE” di Luigi Papo de Montona, edito a cura dell’Unione degli Istriani, Trieste 1989

Matano Francesco