Non poche furono le epidemie che colpirono il Territorio Aurunco nel corso dei secoli alcune delle quali tramandate, altre trascritte in testi, altre ancora sconosciute.

Nel 1503, una contagiosa malattia colpì Sessa Aurunca successivamente alla Battaglia del Garigliano. Non è chiaro dalle cronache del tempo lasciateci da Agostino Nifo nel suo libro De Nostrarum Calamitatum, se si trattasse di Peste o di altra patologia, anche se è probabile una Peste Bubbonica, stante la virulenza del morbo che inflisse morte in ogni luogo, congiuntamente alla guerra in atto, a causa della dimora in città dell’esercito spagnolo per quarantacinque giorni. Nel secolo XVI non pochi fuorono i focolai che riesplosero anche successivamente e di cui si hanno poche notizie.

Nel 1797 una febbre letale, ribattezzata Febbre Castrese esplose nel territorio aurunco, portata dal cosiddetto Bandito Pane di Grano che falciò circa 600 vittime.

Il Colera martirizzò il territorio di Sessa Aurunca nel 1837 come da descrizione del Giusti. Furono effettuate disinfestazioni e quarantente per tutti coloro che giungevano da altri luoghi. A subire la sorte peggiore furono i villaggi di Cascano, Lauro e Cellole. Durante quell’epidemia risaltò il culto della Madonna del Popolo, tanto che il Canonico Padre Pompeo Martucci invitò ad una devozione persistente ed a una questua per rifare la corona d’argento rubata nel 1799.  La spesa di 1700 ducati fu ampiamente coperta dalle donazioni. Don Martucci, promotore della sottoscrizione, morirà di Colera senza poter vedere completato l’ornamento. Molti residenti nei paesini e villaggi, in quel periodo, ripararono in Sessa Aurunca poichè l’acqua, l’aria pura, i cibi sani erano un toccasana alla malattia. Questa affermazione veniva, però contraddetta del Giustiniani (sec. XIX) il quale affermava che “l’aria non è delle insalubri ma nemmeno delle molto sane“.

Nel 1911 fu, invece, Cellole ad essere colpita violentemente dal Colera, come riportato dalle cronache del tempo. Si ebbe una forte solidarietà nel territorio ed una scarsa capacità politica di azione. Il soccorso fu organizzato dalla sezione Radicale con i medici dr. Basilio Mazzarella,  dr. Gaetano Carcaterra, dr. Giuseppe Patrone, l’Avv. Giacomo Tuozzi,  Prof. Panepito, l’artigiano Luigi Izzo, il sarto Elippio Vellucci, Giuseppe Comella, Gioacchino Toscano, Antonio Grella. Cellole scontava l’assenza di un luogo di cura, un cosiddetto Lazzaretto ed alcuni sanitari del paese fuggirono spaventati. Il Sindaco del tempo, Pasquale Giannini, cercò di formare una seconda squadra a cui partecipò il dott. Raffaele Marchegiano.

Discorso a parte va fatto per la Malaria., una malattia endemica della zona sessana del Pantano. Non una epidemia, ma un contagio costante che colpiva, in particolare, i cittadini di Cellole e talvota la zona adiacente al Garigliano, San Castrese e le masserie di Maiano in primis.

Scosse il territorio anchela Febbre Spagnola che uccise milioni di esseri umani in tutto il mondo tra il 1918 e il 1920. Non ci sono cronache precise, ma la Campania fu lambita ed i morti si contarono numerosi anche a Napoli ed in Terra di lavoro.

Il dott. Antonino Marchegiano ricorda, poi, nel 1973 la recrudescenza del Colera in Sessa Aurunca con le profilassi. le rigide regole igieniche, l’uso del Bactrim. Si creó una paura delle cozze, la penuria di limoni e le immagini del Cotugno. Il Sindaco Antonio Consales guidò la vaccinazione di massa in Comune nella stanza del Servizio Elettorale

Ance la Poliomelite ha colpito nel corso dei secoli nel nostre terre sino alla vaccinazione di massa degli anni settanta. Poco, invece, si è saputo dell’incidenza di un altro terribile virus: l’HIV-AIDS. I medici di Sessa Aurunca degli anni novanta hanno, però, sempre indicato come minimo il livello di contagio nel territorio aurunco essendo una terra periferica rispetto alla concentrazione dei soggetti a rischio (tossicodipendenti, prostituzione, luoghi di sesso libero).

Nel 2020 la Pandemia del Coronavirus-COVID19  è giunta  anche nel territorio aurunco.

A cura di Alberto Verrengia