C’era una volta il carnevale !

Il Carnevale dei poveri.
Anto’ vedi di procurare qualche indumento vecchio, possibilmente femminile, ma non nuovo, va bene seminuovo, importante sia pulito, non so, una gonna, un veste a campana, maglia, il reggiseno non serve, gonfiamo la maglia per fare le tette, scialle, foulard copri testa, a … dimenticavo, scarpe con tacco e calze di nailon, la borsetta, occhiali abbastanza grossi, bastoncino e rossetto. Rosa, tu invece da tuo padre devi farti dare, pantaloni camicia, cravatta, panciotto, cappello, giacca a quadrettini in tessuto pesante e scarpe nere, cerca di inventare un paio di baffi neri. Giovanni, per te il vestiario deve essere il piu’ misero possibile, alla buona, pantalone goffo, scarpe mal ridotte e un po’ grosse,senza camicia, un maglione a toppe ed un berretto, possibilmente la cappola. Quest’anno, questi saranno i nostri abiti da indossare a carnevale. Raduniamo tutto , il giorno prima li proviamo e con essi cercheremo di impersonare, la bella e nobile signora, il marito elegante ed il povero servo. Antonio indossera’ gli abiti della bella donna, Rosa quelli del suo consorte e ovviamente Giovanni, quasi da straccione impersonera’ il servo ed il quadretto carnevalesco e’ bello che pronto. Non resta altro che aspettare martedi’, dimenticavo, Anto’, sempre tu, prepara tre ferri ben sottili ed appuntiti, spiedini per infilzare la salsiccia e la ventresca, che ci daranno ed un contenitore per le chiacchiere, zeppole e crespelle.
Arriva l’ultimo giorno di carnevale, gia’ dal mattino per il borgo, ragazzi e ragazze strusciano travestiti, con abiti strani, cenci, con i volti colorati, qualcuno piu’ organizzato, preparato dalla propria mamma, bambine vestite da maschi , maschi da femminucce ( guarda caso, carnevale, aveva gia’ inventato i trans, per lo meno nel vestirsi) divertendosi a farsi riconoscere e gettando in aria al vento i coriandoli, piccoli pezzi di carta tagliati con le forbici e fra ridere, sberleffi, prese in giro si arriva a sera . La festa, diventa piu’ complicata, piu’ seria ed oltre ai ragazzi, incominciano a camminare per le vie del paese gruppi in maschere piu’ organizzati, ma sempre con indumenti riciclati e sempre lo stesso copione, maschi travestiti da donne e donne da maschi. Divertimento puro, unico ed indimenticabile. A parte lo struscio per il paese , si bussa casa per casa, per farsi riconoscere e per ricevere il pezzo di ventresca da infilzare allo spiedino e le crespelle, delle volte ancora calde. Si prosegue divertendosi fino alla mezzanotte, ma prima della fine si arriva al clou della serata. La processione di carnevale. Il funerale di carnevale, morto crepato per aver mangiato troppo. Un vero funerale, organizzato da persone piu’ adulte , con la complicita’ di noi ragazzi e ragazze. Giorni precedenti il carnevale , qualcuno si impegna a costruire un fantoccio che impersona un uomo. Un manichino abbastanza grosso, goffo e grasso, imbottito in ogni parte di paglia “carnevale”, che legato sopra una scala, come innanzi scritto, la sera del martedi’, dopo la sua morte, circa a mezzanotte, viene portato a spalle per le vie del paese, seguito da un corteo formato da tanti ragazzi e ragazze mascherati, disposti in due file a destra e sinistra, con delle specie di torce accese fatte di ‘strugli,

(i frutti secchi della stramma) ironicamente piangono per la sua dipartita, intonando una canzone comico-funebre che piu’ o meno , recita cosi’:

Carnevale mio perche’ si muorto, c’e’ stava ancora la nsalata bascia al’uorto, (tutti in coro) uh, gioia mo more e chill’ se more e chill se more chille se more pa’ collera.
Sempre la voce solitaria:
Ha ritt ru mierico de ri Ventaruli che t’ha fatt male la zupp’de fasuri …
Uh gioia… mo more,…
(tutti in coro)
E chill se more e chill se more e chille se more pa’ collera
Qualche minuto di pausa con qualche comica e finta preghiera poi si riprende a cantare.
A ritt ru mierico de Maiorisi che dovevi mangiare solo ri risi, uh gioia mo more…
E chill se more e chille se more e chille se more pa’ collera…ancora il coro, tutti insieme
. “

Si va avanti cosi’ intonando altre strofe, fin quando non si e’ fatto il giro di tutto il paese. Alla fine, si slega il fantoccio dalla scala , al centro della piazza, ancora piangendo fintamente e ridendo, si da fuoco al fantoccio, che scoppietta per aver introdotto in mezzo alla paglia del tric trac (botti), finisce cosi’ il funerale di carnevale.
Tempi di miseria, ma di buon vivere, sano e assicurato divertimento qualcuno delle volte, di propria volonta’, lo scrivo con molta pena, accettava di sostituirsi al fantoccio facendosi legare sulla scala, in cambio di poche lire.

Questo era il nostro ultimo giorno di carnevale

BUON CARNEVALE A TUTTI, GRANDI E PICCINI.

A cura di Mario Caranfa