La storia dell’apparizione della Madonna della Libera di Carano di Sessa Aurunca (CE) è il fondamento della nascita del culto e dello sviluppo del Santuario. Un luogo che ancora oggi è visitato da migliaia di fedeli e resta uno dei capisaldi religiosi e culturali dell’intero territorio aurunco.

Lo studioso ed appassionato cittadino caranese Alfredo Pruto ha riassunto in maniera semplice ma chiara i momenti salienti del miracolo della pastorella e del successivo sviluppo del luogo di culto.

” La diocesi di Sessa Aurunca accoglie nella sua devozione secolare alla Madre di Dio un cospicuo numero di immagini, icone, il cui stile orientaleggiante è stato, crediamo giustamente, relazionato ad una probabile diaspora di cristiani bizantini, in seguito ai noti provvedimenti iconoclasti dell’imperato re d’Oriente Leone il Siro o Isaurico (717-41).

Ciò spiega il culto della Madonna di Costantinopoli a Cellole, peraltro, con diversi accenti, presente a Lauro, S. Maria a Valogno e in altre contrade che, seppure ammantato di fatti prodigiosi e incontrollabili storicamente, rappresentata se non la verità storica, almeno la storia di un popolo. Questi antichi culti in onore della Madonna possono essere stati portati qui da cristiani in diaspora, provenienti dal mare o forse da Sinuessa, dopo la distruzione del V-VI secolo.

A Carano, secondo l’opinione di diversi critici, l’effige della Madonna della Libera su pietra potrebbe risalire tra la fine del VII e gli inizi dell’VIII secolo, contemporaneamente alla diaspora dei cristiani orientali, dopo i provvedimenti dell’Isaurico; altri propendono per assegnarla ad un tardivo pittore campano del secolo XII-XIII, svuotando del contenuto storico anche l’apparizione del 1032.

Noi propendiamo per la prima opinione, anche se i margini della discussione restano notevoli e di non facile pacificazione. Il culto della Madonna a Carano, quindi, non comincerebbe con la celebre apparizione del 1032, ma ci porterebbe nel cuore del secolo VIII-IX, tre secoli prima che la pastorella di Carano fosse testimone di questa potente ierofania mariana. I fatti sono noti e, a Carano si tramanda da secoli generazionali, con una fede e una devozione, che sono esse stesse la storia di un prodigio!

Un giorno dell’anno 1032, una fanciulla caranese sordomuta si recava, come solito, a pascolare alcune pecore poco distante dalla
Porta di Carano e il torrente Carapiello. Mentre teneva dietro il piccolo gregge, proprio dove ora sorge la cappellina commemorativa, udì una melodia, proveniente da una macchia di cespugli; incuriosita, porta la sua attenzione al luogo e vide un’immagine della
Madonna <<dipinta su una tunica di muro quanto sottile altrettanto durissima>>.
Le pecorelle, come per incanto, si inginocchiano e altrettanto fece la pastorella, che prese a recitare le poche preghiere che conosceva. Si sciolse dallo stupore solo quando calavano le tenebre, e a casa la attendevano i rimbrotti della madre, della madre, meravigliata,
però, dell’abbondanza insolita del latte che le bestiole offrivano. Le apparizioni si ripeterono per quattro giorni; al quinto, la pastorella, recatasi presso la capanna, ebbe la speciale grazia che la Vergine le confidasse di voler, in quel luogo, una chiesetta per la su a venerazione.
La pastorella riacquistò anche l’udito e la parola e i miracoli cominciarono a confortare il popolo di Carano che, più tardi, chiamerà questo luogo Valle Dei  Santi.
Il popolo di Carano aderì con entusiasmo al desiderio dellaMadonna; e, con il permesso del vescovo Mons. Benedetto I, che era stato eletto in quell’anno (1032) da Giovanni XIX e consacrato da Atenulfo, arcivescovo di Capua, si cominciò la costruzione, probabilmente una piccola chiesa, rispondente al numero degli abitanti che non dovevano essere molti, se nel 1447 Carano contava solo 19 famiglie con circa 114 persone. La chiesa fu officiata fino al 1656; in seguito vi si celebrava di rado la S. Messa, perché era stato eretto l’attuale Santuario; nel 1693 il locale era diventato inossidabile e frequentato da ladri, tanto che nel 1719-20 Mons. Macedonio lo sconsacrò, con la conseguente demolizione, il cui materiale fu  in parte utilizzato per la nuova chiesa. L’immagine della Madonna rimase in questa chiesa fino alla metà del XVII quando, durante la peste (1656),
il popolo volle trasportare nella nuova e più degna dimora.
Alfredo Pruto

Luogo dell'apparizione
da
Cfr. http://www.pruto.it/Pdf/maria_ss_libera.pdf