Tra i vicoli di Carano, Lauro e San Castrese si respirava una aria di riscatto. Erano così lontane quelle terre da riconquistare, ma vicine nei sentimenti dei tanti giovani che allora risiedevano nel Comune di Sessa Aurunca.
Non era ancora ben chiaro il contenuto del Patto di Londra firmato nell’aprile 1915 con cui gli alleati furono promisero all’Italia: il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia, la Dalmazia e in più una parte dell’Impero tedesco, ma la sensazione di dover essere protagonisti del proprio destino era forte anche nelle nostre terre.
Il 24 Maggio 1915 l’Italia entrò in guerra e la notizia si diffuse nelle ore successive anche tra i paesi dell’entroterra aurunco, un pò grazie alle notizie che giungevano dalle Caserme dei Carabinieri e sia per quel poco di informazione che trapelava da Sessa Aurunca centro.
Nelle settimane e nei mesi successivi furono centinaia i giovani del territorio ad arruolarsi, molti dei quali residenti nelle campagne, ma ciò che sorprese di più furono le richieste volontarie che superarono di gran lunga quelle coattive. Un segnale di spontaneismo, di fervido patriottismo emergeva chiaro dai sogni e dai desideri delle classi più giovani, quelle che erano a cavallo del 1890 in poi, generazioni decimata, purtroppo, dalle due guerre.
A Lauro di Sessa, le domande volontarie furono molteplici ed accompagnate da un moto di sostegno dell’intera cittadinanza. Alle partenze dei giovani militari che si riunivano presso la piazza di Santa Lucia per essere trasportarti da un calesse con cavalli sino alla stazione di Sparanise, i residenti si riunivano in saluti festosi e in abbracci convinti. Le moglie con i pargoli in petto si lasciavano andare all’ultimo saluto amorevole, mentre le madri, le più consapevoli del pericolo, indossavano vestiti tradizionali, spesso mesti e riempivano il figliolo di continui consigli e rassicurazioni.
I padri, invece, convintamente o meno, mostravano dinanzi ai concittadini quell’orgoglio maschile di chi è fiero della propria prole.
Ai ragazzi venivano consegnate vettovaglie pratiche e cibi per il viaggio che doveva condurli sino al settentrione.
Parte di quella gioventù non torno mai. E in memoria ed onore di quei ragazzi, sorsero in ogni paese, anche il più piccolo, da Aulpi a Piedimonte monumenti ai caduti che divennero sino alla II Guerra Mondiale dei luoghi di culto e ricorrenza.
Il Territorio Aurunco si mostrò compatto e patriottico, quella energia che sprizzava nella generazione del primo novecento, una energia quasi irripetibile ed oggi persa nella rassegnazione di dover abbandonare questa terra per cercare miglior fortuna.
A cura di Alberto Verrengia