Ricordare le antiche tradizioni per non perderle e per amarle, questo è uno degli obiettivi di Generazione Aurunca.

Nella prima metà del secolo scorso, alcune tradizioni rendevano il momento matrimoniale ancora più suggestivo ed affascinante.

“L’Uscita a Messa” era un rito post nuziale, vissuto con profonda emozione da parte degli sposi e dell’intera comunità.

Una usanza fortemente radicata in Cellole, ma anche in altre realtà del Territorio Aurunco tra cui Lauro di Sessa e non solo.

Ricordiamo, che prima degli anni sessanta, la quasi totalità delle feste matrimoniali si svolgeva presso le abitazioni delle famiglie degli sposi, talvolta nelle piazzette, nelle corti o nei larghi della cittadina. Il pranzo al ristorante è divenuto un Must solo nei decenni successivi, con il miglioramento economico delle classi medie ed a seguire, poi, le cene matrimoniali, in tempi ancora più recenti.

Pertanto, prima di allora, i Matrimoni avvenivano di Domenica mattina e gli invitati, seguivano gli sposi sino a luogo prefissato per la consumazione del pasto.

Così come,  al tempo, successivamente alla giornata nuziale, non c’erano disponibilità economiche, né tradizione di recarsi fuori porta per quello che ancor oggi viene denominato il Viaggio di Nozze.

Esistevano, invece, altri riti ed altri passaggi fondamentali del percorso al Sacramento: il Fidanzamento Ufficiale, la Promessa di Matrimonio ed, infine, la Celebrazione Nuziale.

Quest’ultima, in alcune realtà aurunche, era suddivisa in diversi momenti. A Cellole, ad esempio, il sabato prima dell’evento, veniva offerto ai compaesani un rinfresco aperto a tutti e che si svolgeva presso la via di residenza della Sposa e, più raramente, dello Sposo.

Un tour de force che proseguiva con una sveglia mattutina per la preparazione del vestiario, il percorso per il paese della Sposa, con tanto di infiorata ed infine la celebrazione del matrimonio.

Al termine, ci si recava al luogo indicato per il pranzo nuziale, banchetto come sempre lungo e ricco di portate, talvolta allietato da musica, pochissime volte dal ballo, tradizione, invece, più radicata in altre nazioni mediterranee (Magreb, Grecia e Spagna).

Gli sposini esausti, alla fine della lunga domenica di festa, si rinchiudevano, dunque, nell’abitazione prescelta e per una settimana restavano serrati all’interno in una tradizione ancestrale ed affascinante.

A Cellole e Lauro come in altre realtà, i neo coniugi si blindavano dentro l’abitazione, in una sorta di alcova inviolabile e solo i parenti avevano l’accesso interno per trasportare cibo, vettovaglie ed altri beni di prima necessità.

Nessuno dei due sposi, fuoriusciva dall’immobile in attesa, del grande giorno dell’Uscita a Messa, che avveniva esattamente una settimana dopo il rito nuziale.

Lo Sposo in abito elegante scuro e la Sposa, di solito con un vestito sobrio o al massimo floreale,  in Lauro denominato “Ammuto” uscivano a braccetto e si recavano presso la Chiesa dove si era svolto il rito nuziale e venivano accolti da parenti ed amici con affetto, in una sorta di accettazione sociale della nuova coppia.

Un momento di grande emozione per i neo sposini che percepivano per la prima volta il contatto esterno della loro unione amorosa.

La tradizione dell’Uscita a Messa si è, poi, diradata nei decenni, sostituita dapprima dal Viaggio di Nozze ed in questi ultimi anni, dalla permanenza presso l’Hotel di svolgimento della festa nuziale in attesa di un eventuale Viaggio che, oggi giorno, spesso viene procrastinato.

Momenti tradizionali da non dimenticare.

Si ringraziano le signore Maria e Concetta per aver donato i loro ricordi e le loro esperienze personali nella ricostruzione della tradizione