Il terremoto colpì alle 19:34 di domenica 23 novembre 1980: una forte scossa della durata di circa 90 secondi  con un ipocentro di circa 30 km di profondità colpì un’area di 17.000 km²  che si estendeva dall’Irpinia al Vulture, posta a cavallo delle province di Avellino, Salerno e Potenza.

Nel Territorio Aurunco il sisma si percepì in maniera forte, non creando vittime, ma determinando seri problemi di staticità agli immobili più vetusti e meno resistenti, molti dei quali rientrarono nella legge sui fondi per la ricostruzione.

Il Terremoto del 1980, però, ebbe una altra conseguenza per il Territorio Aurunco così come evidenziato su Wikipedia che riguardò strettamente Baia Domizia. “ Un  trauma all’economia del luogo fu costituita dal terremoto dell’Irpinia del 1980, poiché per far fronte all’emergenza vennero requisite molte seconde case, alcuni residence e hotel per alloggiare i terremotati ed i senzatetto che in alcuni casi, vi rimasero a lungo bloccando di fatto gran parte delle attività turistiche e accelerandone ulteriormente il declino. In alcuni casi, i destinatari degli alloggi ridussero gli immobili requisiti al limite della fatiscenza: famoso fu l’esempio del “Cosida Residence” di Baia Domizia Sud, reso del tutto inagibile – in alcuni punti letteralmente devastato in modo tale da manifestare perfino il rischio di crollo – e successivamente riattato con radicali opere di ripristino del complesso.”

Il Governo si trovò dinanzi l’esigenza di dare una casa temporanea a circa 280.000 sfollati, molti dei quali dall’hinterland napoletano o dai quartieri più poveri della città. Il Sindaco di Napoli di allora, Maurizio Valenzi ebbe la pessima idea di suggerire al Commissario Straordinario dell’emergenza Terremoro nominato dal Governo, Giuseppe Zamberletti, di trasferire gran parte degli sfollati sulla riviera domiziana. Intanto, la notte stessa del Terremoto, molti proprietari delle ville ed appartamenti di Baia Domizia si trasferirono, per la paura di altre scosse, nella località balneare ripopolandola in pieno Autunno. Per intere settimane Baia Domizia fu gremita di persone, alcune delle quali rimasero dopo che era trapelato  che si stava procedendo ad una requisizione in vasta scala da CastelVolturno a Baia Domizia.

La richiesta per Baia Domizia fu davvero abnorme: 5000 alloggi per le famiglie sfollate. Un numero insostenibile per una città turistica, che determinò subito una reazione, non tanto dei Sindaci del tempo, piuttosto blandi, Montecuollo Lorenzo per Cellole e Tommasino Fernando per Sessa Aurunca, ma da parte degli imprenditori di Baia Domizia e dei proprietari.

Si formò un Comitato pro-Baia con in testa il più conosciuto degli imprenditori del luogo, Gaetano Cerrito. Dopo una dura trattativa con il Commissario Zamberletti, riunioni fiume, proteste e sit in per fermare l’arrivo in massa degli sfollati, si raggiunse il compromesso di 270 appartamenti in totale per Baia Domizia, mentre altri furono distributi sulle altre città della costa in particolar modo Pinetamare.

In Baia Domizia, vennero occupati il Cosida Residence, oggi Domitilla, il Giulivo Hotel, un Hotel di Baia Felice e abitazioni private messe a disposizione da alcuni imprenditori presenti a Baia Domizia, tra cui il Cav. Di Giovanni Raffaele o del Gruppo Del Berg in Baia Murena con 18 abitazioni.

Purtroppo, la tipologia di assegnatari, molti provenienti dall’Hinterland Napoletano, non fu virtuosa così come anche l’organizzazione della distribuzione. Si determinarono veri e propri accampamenti negli appartamenti o stanze di Hotel di decine di persone, le quali corrisposero alla disponibilità di Baia Domizia con devastazioni e danneggiamenti.

Ad avere la peggio il Giulivo Hotel, una distruzione della struttura che comportò una reazione dei gestori di Mondragone che denunciarono una vera e propria “devastazione della propiria vita”  ed in quelle settimane, ahinoi, uno dei proprieteri del Giulivo morì d’infarto.

Completamento distrutto fu anche il Cosida Residence, con muri abbattuti, porte divelte, cucine asportate e vasche da bagno rese dei luoghi per coltivare il prezzemolo. Una reazione poco civile degli ospitati che creò danni irreparabili anche all’immagine di Baia Domizia, che ebbe un vero e proprio crollo economico e di presenze turistiche nelle stagioni balneari successive, soprattutto del cosiddetto turismo d’èlite.

La Legge 730\86  sarebbe stata la pietra tombale su Baia Domizia, con possibili requisizioni definitive ed attribuzioni agli sfollati, ma l’impegno di Gaetano Cerrito e di numerosi imprenditori della zona comportò un altro compromesso virtuoso e segnatamente la distribuzioni di case nelle proprie città di provenienza.

Baia Domizia era ferita, ma pian piano tentò di rianimarsi.

Il terremoto 1980 fu, dunque, uno spartiacque nella storia del Territorio Aurunco come ha ben detto Napolimonitor.it: ” negli anni Sessanta, Baia Domizia era un luogo d’élite: case basse e immerse nella pineta, pochissimo cemento. La scarsa lungimiranza e la mancanza di mezzi dell’imprenditoria locale, portò all’acquisto dei terreni da parte di imprenditori veneti. Mimmo se li ricorda: anni di feste e artisti di fama, bella gente, vacanzieri internazionali, i primi topless delle ragazze svedesi nel vicino villaggio, che fecero gridare allo scandalo il vescovo di Sessa Aurunca. Una località alla moda in grado di rivaleggiare con Porto Cervo e Capri, di attirare John Lennon, Patty Pravo, Michelangelo Antonioni, Totò, il principe Aga Khan.”

Il colpo di grazia, però, giunse con il problema sfollati, mal gestito dal governo.  Oggi dopo 35 anni , si sta ancora lavorando per rendere Baia Domizia di nuovo quella perla nazionale, ci impegneremo e ce la faremo.

Di una cosa possiamo andar fieri: il grande cuore aurunco aiutò tante famiglie.

GA

 

http://napolimonitor.it/old/2010/07/09/1279/la-baia-dei-rimpianti.html