Le tradizioni natalizie nel Territorio Aurunco, in molti casi, si conservano nel tempo intatte e profonde.

Come scriveva l’autore Pasquale De Luca nel suo racconto “La Vigilia di Natale“: A Sessa la sera del 24 dicembre si mangia magro per la Vigilia; anzi il popolino digiuna il giorno per mangiare con più appetito la sera.

Le pietanze storiche in uso in Sessa città, ma anche nelle frazioni di solito erano le medesime: ” I Vermicelli aglio ed olio e spaghetti alle vongole, la minestra di verdura, l’insalata, il baccalà fritto e gli zucchini“. Immancabile il Capitone giungente da Formia e dal Garigliano che veniva venduto per il Corso Lucilio “con grande strepito di grida e botte“.

Era credenza nel nostro territorio che la vigilia di Natale, tutti gli animali parlassero, con grandi guai a chi li avesse uditi. Persino il Capitone se ancora vivo! Grande rispetto ebbero, poi, gli Zampognari. Uomini, spesso provenienti da luoghi dell’interno della Ciociaria, vestiti con tradizionali vestiti di montagna e strumenti a fiato tra cui la nota zampogna, che suonavano ritornelli natalizi.

Il Giorno di Natale, invece, il cibo prediletto era maggiormente vegetariano: i classici broccoli neri lessati con limone, cavolfiori, le pizzelle con alici, l’insalata “e’ rinforzo“.

Sui dolci, Sessa centro e le frazioni avevano diversi prelibatezze. A  Sessa Aurunca spiccavano i gustosi Auciati, Susamiegli, Pupatielli, Tuozzi, Croccante e Cupeta, Diavoletti, Struffoli ecc.

A Cellole, invece, si dedicavano agli Struffoli e Roccocò, Raffinata, come sempre, la cucina caranese con l’uso costante della Glassa nei torroncini e paste di mandorla, che poi si ritroverà nella tradizionale Torta di Mandorla.

Il Natale Sessano ebbe nei secoli un carattere estremamente artistico. Il Buco-Buco è la incarnazione di questo spirito, una filastrocca cantata la note a cavallo di San Silvestro ed il primo giorno dell’anno. San Leo e San Domenico furono i quartieri dove tale tradizione era più sentita ed i costumi variavano da gruppo e quartiere. Gli arnesi tipici del Buco Buco erano: i Martiegli (Tricchebalacche), le Taccarelle, Scetavaiasse, lo Struglio-Buatta o Buco-Buco oltre alle immancabili fisarmoniche, mandolini e chitarre. Il percorso del Buco Buco prevedeva un inizio ed un arrivo, tipicamente in piazza Mercato, ove la popolazione si affollava per ascoltare e per scambiarsi auguri e gustare del vino (preferito era quello di Rongolise) offerto da alcune case. (cfr vedi foto allegata)

(si ringrazia Sessa Aurunca dalla A alla Z – Pubbliscoop Edizioni)

Generazione Aurunca

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