Il termine Carnevale deriva da “Carmen Levare” ossia sottrarre la carne, ultimo giorno in cui era possibile mangiarla prima di immergersi nel periodo quaresimale.
Nel territorio aurunco il periodo pre-carnascialesco iniziava dopo la festa di Sant’Antuono del 17 gennario: “Sant’Antuone, maschere e suone” recitava il proverbio. Nel ‘700, nelle contrade aurunche, ma anche a Sessa centro, il giorno di Carnevale, alcuni uomini giravano la città in un carretto che impersonava proprio il soggetto – Carnevale – e sostava tra botteghe e case private per raccogliere vino o salsicce. Nello scorrere nel Corso Lucilio, il carretto si ampliava di una lunga fila di curiosi e, soprattutto, di bambini i quali erano soliti fare scherzi di ogni tipo. Si usava farina, uova, acqua mischiata con ogni sostanza e poi, finte mazze per picchiare scherzosamente i passanti.
Tutto era tollerato dietro quel carro. Nelle frazioni di Sessa Aurunca, invece, al posto del vino e carne, si preferiva distribuire leccornie e dolci come bignè e chiacchiere.
In Piazza Mercato, poi denominata gelidamente e inutilimente XX Settembre, si esibivano alcune rappresentazioni di uomini e donne vestiti in maniera imprevedibile e particolare: c’era a’ Legge, a’ Uardia, Lucia Carnazza, ru scarparieglio e persino a’ Quaresima. Qualcuno si azzardava anche a vestirsi da zi preut o da a’ femmen, ma quest’ultimo travestimento poteva essere particolarmente compromettente con nomignoli e burla anche successive, anche se era un gioco carnevalesco.
Classiche in ogni contrada le rappresentazioni della “Cavalcata dei Mesi” di “Zeza” , “Ri paesi”, “a’ contessa” e “processo a Carnevale”.
La Cavalcata o Cantata dei Mesi era la rappresentazione con figurazioni caratteristiche del mese in questione: settembre era la vendemmia, febbraio la potatura della vigna e ad ogni mese si allegavano delle strofe cantate ironiche e argute che determinavano allegria e risate. In ogni frazione, da Cupa a Corigliano a Sessa città, il rito subiva lieti mutazioni di contenuto e di figurazione. Venivano utilizzati muli, talvolta altri animali da soma per il trasporto di soggetti goliardici che percorrevano i vicoli della città
Zeza era, altresì, una rappresentazione carnevalesca in dialetto sessano di un dialogo spassoso tra Zeza, Pulcinella, Vincenzella e On Nicola, in cui tra doppi sensi, ironie e paradossi si allietavano gli spettatori e più piccini.
Il processo a Carnevale era una finzione a carattere teatrale che si concludeva con la morte dello stesso, nell’ultimo giorno festivo, con un vero e proprio funerale con tanto di corteo funebre e pupazzo defunto in paglia. Il Carnevale di Paglia veniva trascinato tra le vie dei paesi, tra risate e sbornie, con scherzi e goliardia, spesso trainato da un asinello per essere, infine, bruciato nella piazza principale. Tale rito giunge, presumibilmente, dall’antica tradizione Pre ellenica Cretese: l’Attis, l’Adone morto portato in corteo.
A Sessa Aurunca, nel carnevale del 1476, negli Stati Ducali, il Baglivo tribunalizio distribuì alla Corte un porco “de mezzo de tari sei”. Molto sentito fu, poi, il Carnevale del 1798 come ci riporta il Giusti in cui cittadini e Ufficiali delle Guarnigioni fraternizzarono in una grande festa popolare.
Col tempo nella città di Sessa Aurunca, il Carnevale ha perso centralità come festa, mentre si è ampliato e curato il rito in alcune frazioni del comune, in particolare in Cellole e negli ultimi anni a Maiano.
Carnevale Cellolese
Negli anni 70, Cellole iniziò il suo percorso di autonomia rispetto al Comune di Sessa e di pari passo si sviluppò economicante ed organizzativamente la cittadina. La Festa caratteristica di Cellole divenne con tempo il Carnevale, che soprattutto negli anni ottanta e novanta ebbe momenti di grande fulgore. Carri Allegorici di ottima fattura ogni anno percorrevano il Corso Freda allietando la popolazione, con figurazioni spesso riferiti all’attualità nazionale. Satira e allegoria erano gli ingredienti principali della manifestazione che veniva preparata con accuratezza sin dai mesi autunnali.
In una prima fase, i carri erano riferibili ai rioni cittadini: Rione San Marco, Rione Aurunci, Rione Lupoli e Rione Falco, dove la concorrenza per la creazione del miglior carro e dei costumi derivava dall’apparetenza al quartiere di riferimento.
Successivamente, con l’ingrandirsi dell’evento, si è formato un vero e proprio Comitato Pro Carnevale Cellolese, per anni guidato dal sig. Filippo Farina coadiuvato tra gli altri da Giovanni Coia, Alfredo Miosotis e da tanti altri il quale centralizzò la manifestazione creando una sorta di gara tra i carri e di mascherine, con tanto di giuria e di premiazione e di logo registrato
Nell’epoca d’oro del Carnevale Cellolese il Comitato ebbe ad iscrivere ben 12 carri di ogni fattura, dai più grandi a quelli più “casarecci” ma sempre divertenti e gioiosi.
Mesi prima del Carnevale si formavano dei gruppi di lavoro con tecnici, costumisti e manovali per la creazione e formazione del carro. Tra questi, va segnalata la grande abilità del creatore Giuseppe Fusciello.
Il Carnevale Cellolese ha avuto momenti di grande attrazione provinciale, divenendo uno dei tre carnevali più importanti del casertano, dopo quello storico di Capua e quello di Villa Literno.
La tradizione dei Carri di Maiano di Sessa Aurunca
Alla fine degli anni 70, anche a Maiano di Sessa Aurunca, si sviluppò un forte fermento associativo con l’obiettivo di partecipare alle manifestazioni del Carnevale e di animare la bella contrada aurunca. La generazione di quell’epoca in cui spiccavano le doti creative di Giovanni “Dino” Di Spirito, Rosario Maccio, Antonio Invelito e tanti altri rese Maiano, cantiere di creazione di carri tra i più ammirati del Territorio, con partecipazioni e successi al Carnevale di Cellole e poi a quello Campagnolo.
Proprio al Carnevale Campagnolo, la comunità Maianese ha avuto le maggiori soddisfazioni con premi e acclamazioni. Nel corso degli anni, è stata formata una associazione ad hoc per l’organizzazione dell’evento: I Corsari.
Il sodalizio, ancora oggi attivo, è il punto di riferimento della cittadinanza maianese nell’organizzazione delle manifestazioni.
A cura di Alberto Verrengia
Foto Carnevale Cellolese
Foto Carro Maianese
Si ringrazia per la collaborazione i sigg. Beniamino Di Marco, Giovanni Coia, Enrico Forte, Fabio Del Mastro.
Alcuni Passi sono tratti dal libro Sessa Aurunca dalla A alla Z.


