Ottobre, aria autunnale e periodo di castagne.
Quest’anno Roccamonfina ha avuto un ulteriore decremento della produzione, ma l’allarme giunge forte anche dalla zona delle Toraglie che ha sempre ha avuto una discreta produzione di castagne.
Da Cescheto, punta di diamante in passato della produzione del comune di Sessa Aurunca, giunge il dato più preoccupante: perso oltre il 90% della produzione di castagne.
Le cause di ciò vanno ricercate, soprattutto, nel problema cinipide (Dryocosmus kuriphilus) un insetto fitofago, originario della Cina, e apparso in Europa per la prima volta nel 2002, particolarmente nocivo che colpisce i germogli delle foglie provocando la formazione delle cosiddette “galle”, responsabili del veloce deperimento della pianta.
In Italia i primi casi di castagni danneggiati dal cinipide si sono avuti in provincia di Cuneo, per poi diffondersi nel resto del paese sino a giungere da noi in Campania.
Passeggiando per i castagneti locali, ci si può rendere conto della gravità della situazione, si è passati, infatti, dalla produzione di quintali di frutto, in particolare da parte di piante secolari, a pochi chilogrammi. Non è difficile, inoltre, imbattersi in piante senza neppure un frutto a terra.
Già da alcuni anni si sta cercando di risolvere il problema attraverso lanci del famoso antagonista del cinipide, Torymus sinesi, una vespa le cui larve si alimentano delle larve del parassita. Una lotta biologica quindi, ma i cui risultati sono per forza di cosa molto lenti.
Sarebbe auspicabile, pertanto, una maggiore sensibilità e un maggior intervento delle autorità locali (Comune, Ente Parco) e regionali per tutelare e salvaguardare un frutto tipico del nostro territorio che rischia di sparire dalle tavole con serie ripercussioni anche per i piccoli produttori e l’economia locale che ruota intorno alla sua produzione .
A cura di Lucia Forgetta
Ecco le foto che descrivono le fasi di degradazione del frutto





