E’ la quarantaseiesima specie osservata nel perimetro del parco regionale, l’ofride di Bertoloni (Ophrys bertolonii) così chiamata dal botanico pavese Giuseppe Moretti, nel 1823, in onore di un altro botanico, Antonio Bertoloni, fra i più illustri del suo tempo. E’ una pianta che vive nei prati e pascoli calcarei nelle aree mediterranee dei Paesi europei, in Italia soprattutto nelle regioni centro-meridionali. E’ stato quindi un motivo di soddisfazione per Mario Caranfa, appassionato botanico e collaboratore volontario del progetto “Atlante delle orchidee della Campania”, scoprirla sui suoli vulcanici del Roccamonfina, dove viene osservata per la prima volta.
Le orchidee sono protette ovunque anche perchè la loro presenza è frutto di delicati equilibri ambientali. Il seme da cui è nata l’unica pianta rinvenuta da Mario può essere arrivato dai monti vicini, calcarei, ed aver trovato le condizioni ideali per germinare e fiorire. E quando fiorisce è uno spettacolo: in pochi millimetri le forme ricordano un “uccellino allo specchio”, altro nome comune con cui la pianta è nota. Mario segue da alcuni anni le popolazioni di orchidee dei dintorni di Corbara, paese in cui vive, nel comune di Sessa Aurunca. Come per le altre specie vegetali, continuerà a osservare la fioritura dell’ofride per monitorarne lo stato di salute e l’eventuale successo riproduttivo. La speranza degli appassionati e dei botanici è che i semi prodotti possano continuare ad arricchire la flora del Parco. Questa ricchezza, che annovera oltre 1000 specie su una superficie relativamente poco vasta, rischia purtroppo di perdere gli elementi di maggiore pregio per la mancanza, ad oggi, di un progetto di conservazione dedicato. Attività che dovrebbe essere uno degli scopi principali di un parco naturale.
In foto: Mario Caranfa
