In queste ore, in occasione dei venticinque anni del mio Esame di Stato, ho chiesto ospitalità alle pagine di Generazione Aurunca per raccontare un simpatico aneddoto, che potrebbe servire a rilassare i maturandi sull’esito della prova e dare da parte mia e di tutta GA un grande In Bocca al Lupo.
Sono trascorsi giusto venticinque anni, allorquando, affrontai con emozione questa decisiva tappa della propria vita.
Fu alla prova orale, però, dove ebbi l’imprevisto colpo di teatro e di fortuna.
Per l’esame scelsi Italiano e Filosofia. Da ribelle qual’ero, avevo dei filosofi amati ed altri particolarmente antipatici. Ero un giovane di idee avanguardiste, futuriste e di destra, innamorato di Hegel, ma soprattutto di Friedrich Nietzsche che con D’Annunzio, Marinetti e diciamolo, Benito Mussolini, erano le mie letture preferite.
Idee del tutto opposte a quelle del mio ottimo professore di Filosofia, Filippo Ianniello.
La preoccupazione del Prof. Ianniello era giustificata da questa mia quasi esclusiva competenza su questi autori e sulla polemica che avrei potuto fare su un Marx o Engels qualsiasi, oltre alla mia dubbia preparazione su altri filosofi più usuali.
La fortuna mi arrise, il membro esterno di filosofia era una docente di Mondragone, affascinata dall’uomo di azione, passione ed impeto. In poche parole, una “nicciana” in pectore, ahimè non più giovane, ma preparata e molto severa.
Tutti tremavano dinanzi alla sua aulica austerità, uno po’ alla signorina Rottermeier di Heidi e, purtroppo, qualche compagno di scuola nei giorni precedenti, era caduto sotto le sue acute domande.
Mi posizionati davanti alla Prof. Filosa, così si chiamava, pronto per essere interrogato ed accanto a me siedeva il Prof. Ianniello, il quale esordì con una grande intuizione.
Mi presentò come un giovane appassionato di Nietzsche, con venature dannunziane. A quel punto, alla Prof. Filosa, si illuminarono gli occhi: quel giovane appena maggiorenne, con una faccia tosta per non dire fallica, si trasformò per incanto in un rappresentante dello Sturm und Drang aurunco-domiziano.
Furono venti minuti di esame tutti dedicati esclusivamente ai miei autori preferiti, in un crescendo di esaltazione della professoressa, che non culminò con un orgasmo, ma con un grande sorriso, a cui si intersecava la mia incredulità per la insperata fortuna.
L’esame andò bene e quegli autori sono rimasti i punti di riferimento della mia vita.
Morale della favola: siate sereni, affrontate l’esame con convinzione, petto in fuori e con un bel sorriso.
Passione, impeto, ottimismo e la fortuna vi arriderà.
Alberto Verrengia